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Simisvaroski

..ricorda sempre di scattare foto nei tuoi viaggi e viaggia, viaggia per arricchire i tuoi splendidi ricordi..

simona bonfanti

Preferisco scrivere cambiata e da qui ho spiegato tutto. Ed è solo grazie a lui.
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01 ottobre

Sere d'estate*

Sere d'estate, dimenticate,
c'è un dondolo che dondola..
Siamo destino, siamo sempre noi, lassù.
Sere d'estate, dimenticate,
c'è un dondolo che dondola..

Introspezione psicologica, così è stato chiamato il termine dai ricercatori e studiosi per cercare di definire la ricerca da parte degli artisti di capire i sentimenti, le emozioni all'interno dei personaggi che vengono rappresentati.
Avviene questa concezione di sentimento tramite gesti, sguardi, o altri generi di movimenti fisici rappresentati.
Il mio cuore si stringe a pensare, forse dall'esterno non si vede, pochi riescono a capirlo e tramite le parole alle volte cerco di mettercela tutta per farlo capire.
Ho passato parte, gran parte della mia età della giovinezza e adolescenza a scovare tra la massa quei gesti, quei comportamenti da adottare per essere migliore e alle volte unica. Ho cercato poi delle persone sincere.
Ho passato l'ultimo anno, forse due a cercarne tra le persone accanto a me. Durante la ricerca ho anche trovato il mio ragazzo, di cui, sinceramente, vado fiera.
Ma negli amici, conoscenti o altro, senza fare nomi, ho voluto porre fiducia, pensavo mi venisse detto tutto, o per lo meno tutto il "dicibile" o "raccontabile".
Ma piano piano nel tempo ho capito che probabilmente non esiste una persona così, come quella che ho in mente.
Pensavo di poter continuare le amicizie che mi sembravano sicure.

Forse niente è per sempre.
E' settembre e ripensandoci me ne mancano troppe di persone, quelle che un giorno erano lì vicino, che mi facevano sorridere, stare da DIO. Ora sono lontane, con chissà che piani di vendetta e di amore, se lo si può chiamare così, nella mente.

Per me rimangono solo sere d'estate, dimenticate.

29 luglio

Peschici 2008*Together


On air: Who Can Say

Ricordo ancora il momento in cui ero pronta vestita giallo canarino alla stazione di Peschici Calenella.
Poi vedo arrivare il treno. Aspetto e cerco nervosamente la porta da cui tu saresti sceso.
Vedo la valigia e poi tu. Bello da morire, pantaloncini corti e camicia bianca, infradito.
Gli sguardi strani, un abbraccio e un bacio veloce.
A mano fino al ristorante, entriamo insieme, tutti che chiedono se tu sei tu dopo avermi vista al telefono 24 ore su 24.
Prima dello spettacolo un posto speciale.
C'era una sala da pranzo non ancora allestita, il profumo del legno appena messo e nuovo ci ha accompagnati all'entrata, della musica proveniva dall'anfiteatro.
Ti ho baciato, mi sono accostata a te e mi hai fatta rotolare verso il centro della stanza, arrotolandomi verso te mi hai abbracciata e abbiamo cominciato a sussurarci parole che mancavano all'orecchio mentre i nostri corpi compivano movimenti circolari, insieme.
Poi ti ho fermato, ti ho portato su una sedia delle tante e davanti a noi c'era la città illuminata, la costa e il mare.
Battevano i cuori.
Mi hai chiesto cosa avevo provato nel vederti scendere, hai confessato che avevi paura dei miei occhi, che non avrei sentito più ciò che si era creato fino a quel momento.
Ho lasciato in silenzio me e la stanza per vari secondi e poi ho bisbigliato di aver sentito qualcosa di mai sentito, appoggiata alla tua spalla e tenendoti la mano ho detto che tu sei ciò che mi completa, la mia unica e semplice felicità.

La sera siamo stati insieme in un parco giorchi, amore.
La sveglia alle sei ha suonato e sono venuta nel tuo letto a farti aprire gli occhi, la spiaggia vuota aspettava noi.
Clic, è scattata la macchina sui nostri visi, addosso ai corpi leggermente insabbiati.
Colazione e scogli di fronte a un infinito mare, un i-pod nelle orecchie e un abbraccio, i baci e le mie lacrime.
Te ne saresti andato dopo poche ore, ma d'altra parte il patto era questo, sette ore all'andata e sette al ritorno il giorno dopo per stare insieme una sera, una notte e mezza mattinata.
Ancora una volta Peschici Calenella.
Ho visto te allontanarti, la valigia salire, il treno partire.
E poi le tue dita formare un cuore attraverso il finestrino, le tue labbra muoversi e lessi un ti amo da esse, poi un sorriso e il sogno finì.
Impossibile dire che non scesero delle dolci lacrime.
30 aprile

Una canzone per te*

Piove.
Come dice Giovanotti, guarda come piove, senti come viene giù.
Come i bimbi di Piova io faccio oh.
Il tempo va e passano le ore, aspetto l'indomani, ho voglia di te.
Un pomeriggio a girare la per la città, no non con la vespa, a piedi.
Non era un'estate al mare ma in un tempo uggioso micidiale.
Insieme in mezzo a donne, io e te insieme.
Litigare litigare per trovarsi ancora di più.
Gridava una volta Battisti,
diceva le discese aridite e le risalite, su nel cielo aperto e poi giù il deserto e poi ancora in alto con un grande salto.
Ma dove vai poi quando resti sola?
Potresti dirmi dieci ragazze per me, ma alla fine sussuri e penso a te. E arriva al cuore.. una su un milione.
I giardini di marzo non sono fioriti. Come invece lo era l'amore di Tozzi quando cantava dolcemente ti amo.
La carrà diceva che era bello fare l'amore da Trieste in giù ma per me lo è anche da trieste in sù.
Una volta dicevo non voglio mica la luna.. e alla fine qualcuno mi ha detto ti voglio bene non l'hai mica capito..? Mi ha tolto di dosso quel fattore s che non mi abbandonava mai e mi ha dato felicità, quella del tenersi per mano e andare lontano, dello sguardo innocente, del restare vicino come bambini.
Eccoti, mi fido di te e tutto va come deve andare.
Potrei dirti che sei nell'anima, sei parte di me, sei un mito.
Ma se dovessi riassumerti con un solo titolo di canzone direi:
Tutto ciò che di più bello ho.
Un raggio d'amore che va..
27 marzo

Dedicato a te*

Sentii una sensazione fortissima quando camminò per la via di casa soddisfatto di sé stesso, con quella camicia bianca con le righe chiare uguali ai pantaloni, sistemandosi fastidiosamente tutti quei capelli che gli coprivano gli occhi. E di seguito si fece il nodo al maglione che cadeva sulle spalle svogliatamente. Aprii la porta desiderosa di averlo tra le mie braccia ancora, e soprattutto fiera di poter passare un pomeriggio intero con quel ragazzo splendido. Venne poi con passo svogliato verso di me, si capiva, aveva la pancia piena e avrebbe voluto solo fare le nanne quel pomeriggio. Poi percepii il calore creato dallo sfioramento dei visi, il mio e il suo, ancora una volta vicini. Un abbraccio, qualche bacio delicato, mi prese in braccio da sotto le gambe e mi pose con dolcezza su una soffice superficie e continuò a baciarmi.. I miei occhi non erano che per lui, il mio cuore batteva per lui, e il suo cuore batteva per me. Sentivo che qualcosa dentro mi faceva battere, sentivo soffocare la voce in gola, quasi volesse gridare di fermare il tempo, perchè quella sensazione potesse non finire mai. E poi i due corpi vicini, chiesi un ulteriore stretta verso lui. Mi sentii sussurrare delle tenere parole in un orecchio. Feci un sorriso. E misi i miei occhi nei suoi, quasi a voler condividere un unico modo di essere, quasi a voler stare in simbiosi l'uno con l'altro. Sorrise anche lui e mi feci promettere di non lasciarmi mai, sfiorai la sua schiena umida e poi sentii un brivido percorrere la mia. Presi la macchina fotografica e non potei che continuare a sentire quel click che risuonava nella stanza cadendo sulle sue gote, sul suo viso, sui suoi occhi, nelle mie mani e sul mio sorriso. Non era una favola. Era uno dei giorni migliori con lui.

Sì, lo voglio davvero.

02 marzo

Boccata d'aria, favola, bacchetta magica*

 Ciao lettore del mio blog. Oggi voglio parlarti un pò. Sono a casa sola e voglio scrivere un pò.
Venerdì è stato un giorno difficile, sia per me che per lui.
Due ore di telefonata triste per concludere che uno non vuole perdere l'altro e un sorriso.
Doveva essere un sabato insieme, e così è stato.
Dopo le due interrogazioni di cui in una ho preso 9 mi sono tranquillizzata, meno ansia e più sorrisi.
Sono partita per Orio con Coccolo alle due e mezza, ho comprato un pò di cose e fino alle cinque e mezza ero con lui.
Poi sono tornata a casa e il mio papi mi ha comprato delle casse nuove per il pc.. Cioè ero troppo contenta.
Alle nove sono andata da lui e dovevamo restare in taverna. Arrivo e mi dice: "Apri che vedrai.. c'è un problema"
Apro e chi mi saltano fuori? Michele e Leonardo tutti contenti che si erano nascosti. Aahahah Cioè erano troppo belli!
E cosa fanno? Mi chiedono se giochiamo al gioco della rana. E si mettono a saltare per tutta la stanza come delle rane.
Dai io li amo..!! Aahahah. Poi gentilmente se ne vanno di sopra e noi rimaniamo insieme con il caminetto acceso, cuscini e coperte.
Alle dieci e un quarto saliamo in casa, mentre lui si prepara io gioco con Leo a palla.. Saliamo a chiamare Federico e Cristina e si parte.
Destinazione Uci Cinemas! Film Rec. Entriamo e per tutto il film gridiamo.. Aahahahah evviva la rabbia nelle persone.
Post cinema pizzetta, Alchimia che tra l'altro era pieno e poi si va a bere una cosa.
In macchina eravamo abbracciati e tu mi sussurravi all'orecchio cose tenerissime.. Poi nanna per le due.
Lo sai quando ti trovi nella scena di un film? E la mia kiki sa bene cosa significa dato che ieri sera era la principessa di tutto il mondo.
Sai, mi ha chiesto cosa fosse l'amore e in quanto potesse nascere. Io ho risposto che non so bene cosa sia.
Ma so che nasce, si crea quando entrambe le persone ci credono. Quando si dimostrano che una storia come quella..può durare.
E dura fino a quando si vuole. E se uno lo vuole davvero.. allora non c'è tempo, storia e persona che tenga. C'è e basta.

E poi oggi è domenica e Lucky, il mio cane, non è ancora tornato a casa. nessuno che l'abbia visto e nessuno che sappia qualcosa.
Io so che per alcuni questa cosa potrebbe sembrare una cazzata, ma io sto male.
Quel cane, quella razza di mongolo, è con me da quando ho sette anni. Da quando ho iniziato la scuola elementare.
E ricordo ancora bene che volevo tornare a casa da scuola non tanto per la mamma o il papà, ma perchè io volevo accarezzare il mio cane.
E poi lui mi conosce a memoria. Cioè quando mi sente piangere piange anche lui, fa i versetti e mi lecca il nasino.
Oppure, non ci crederete mai, ma ho passato giornate intere della mia infanzia a giocare a nascondino con lui.
Cioè sembra incredibile ma io mi nascondevo, lui veniva a cercarmi e lui correva con me per prendermi, quando mi aveva preso,
si nascondeva anche lui e poi quando lo trovavo lui correva per mordermi perchè si era offeso un sacco.
Aahahaah cioè era bellissimo. E le giornate passate a fargli le foto nel giardino? Era troppo un fotomodello!
Non so cosa significhi per gli altri, ma quello non è solo il mio cane, quello è stato un compagno di vita, di infanzia.
Non c'era Barbie, non c'era trucco, fabbrica di bambole, torte e null'altro che potesse darmi di più di ciò che mi dava lui.
Ed è per questo che io lo rivoglio. A tutti i costi io rivoglio quel cucciolo che ho chiamato Lucky undici anni fa.
Adesso basta. O questo blog diventa un poema.
Adesso voglio solo vivere questi ultimi giorni a Pontida perchè Firenze ci aspetta. E quando si torna forse si va a ballare.
Perchè sarà un week-end magnifico. E tu, amore, mi mancherai tantissimo.

Ma tremo, davanti al tuo seno, ti odio e ti amo,
è una farfalla che muore sbattendo le ali, l'amore che a letto si fa,
prendimi l'altra metà. Oggi ritorno da lei, primo maggio su coraggio.
E poi fatti un pò prendere in giro, prima di fare l'amore, vesti la rabbia di pace.
 
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